Utilizzare il Windows Certificate Store in Mozilla FireFox

La gestione dei certificati all’interno del Browser Mozilla Firefox e, in qualche modo, la sua limitazione da questo punto di vista, è nota da tempo.

Con Mozilla fino a poco tempo fa non è stato possibile utilizzare lo Store di Certificati macchina, ma soltanto quelli installati direttamente nello Store “privato” del Browser.

Come annunciato la versione 49, ha introdotto in beta questa caratteristica, che è diventata definitiva dalla versione 52.

 

As of version 52, Firefox will also search the registry locations HKLM\SOFTWARE\Policies\Microsoft\SystemCertificates\Root\Certificates and HKLM\SOFTWARE\Microsoft\EnterpriseCertificates\Root\Certificates (corresponding to the API flags CERT_SYSTEM_STORE_LOCAL_MACHINE_GROUP_POLICY and CERT_SYSTEM_STORE_LOCAL_MACHINE_ENTERPRISE, respectively

 

La funzionalità è utile, tra l’altro, per utilizzare apparati di controllo del traffico che effettuano anche l’ispezione dei flussi SSL, per i quali è necessario distribuire sulle postazioni un certificato Self-Signed generato sull’apparato stesso.

Tramite GPO è possibile distribuire sulle postazioni il certificato, ma mentre con IE e Chrome la funzione di inspection non generava problemi, con Firefox agi utenti veniva presentato un Warning relativo al certificato non valido.

Come detto in precedenza, in modo stabile la versione 52 di Firefox “attinge” allo store locale di macchina, tuttavia questa funzionalità non è immediatamente disponibile, ma richiede che venga abilitata tramite il parametro

security.enterprise_roots.enabled

FF-SecurityRootEnabled1

normalmente impostato a False e che è necessario quindi settare come True

 

Considerazioni ulteriori:

Se da un lato Firefox ha colmato il divario con gli altri browser permettendo l’accesso allo store di macchina, permane ancora il problema della gestione centralizzata del Browser stesso, per poter meglio comprendere come è possibile la gestione di FF in ambienti di dominio, si rimanda alla lettura di questo articolo che tratta l’argomento in relazione al progetto FrontMotion.

Azure Log Analitycs Gestione dei campi Custom per ricerca e indicizzazione delle informazioni

 

Nei post precedenti relativi alla configurazione del servizio agent di OMS su Linux, ho avuto modo di illustrare come è possibile attivare le notifiche di Sicurezza relative ad Oracle verso Operations Management sul Cloud e come da Log Analitycs è possibile effettuarne la ricerca.

Di default vengono indicizzate le varie informazioni all’interno del messaggio Syslog generato dal sistema, mentre il testo vero e proprio del messaggio, quello generato dalla funzione audit del DB utilizzando la facilty local0 (nell’esempio), viene archiviato nella sua completezza.

in questo modo non è possibile effettuare una ricerca utilizzando come chiavi valori archiviati nel messaggio stesso.

All’interno di Log Analitycs è presente la possibilità di “costruire” filtri personalizzati andando ad indicizzare specifiche parti del messaggio Syslog in modo che queste possano poi essere usate come chiavi di ricerca.

In questo esempio si è fatto cenno ad un messaggio Syslog, in quanto per le esigenze specifiche si è utilizzata questa sorgente, ma la modalità operativa di indicizzazione dei messaggi è valida per qualunque “oggetto” all’interno di Log Analitycs.

L’indicizzazione di una parte del messaggio in archivio è attivabile selezionando

Immediatamente prima dell’inizio del messaggio vero e proprio, a questo punto come si vede nell’immagine sotto, viene evidenziato il testo, e la possibilità di estrarre i campi dal messaggio tramite “Extract Fileds from Syslog” dove Syslog è il nome del campo.

 

 

Selezionando questa opzione viene espanso ulteriormente il messaggio consentendo la manipolazione, o meglio la selezione di parte del contenuto, questa selezione, sarà poi ciò che verrà individuato ed “indicizzato” in ogni nuovo messaggio in arrivo.

 

È da tenere presente che l’operazione descritta sarà attiva solo per i nuovi messaggi, tutto quanto già immagazzinato non è interessato dalla nuova indicizzazione.

 

A questo punto si apre un ulteriore menù in cui è richiesto di specificare il nome del campo che sarà visualizzato nei report e la tipologia di dato, confermando con Extract, verrà presentata una Preview della selezione e la possibilità di salvarne l’impostazione.

 

L’elenco dei vari campi personalizzati che sono stati definiti è rilevabile nella console di OMS nella pagina delle impostazioni

Da qui è possibile la visualizzazione di tutti i campi Custom e la loro eventuale rimozione, selezionando Go To si ha disposizione una scorciatoia per l’attivazione rapida del filtro.

 

Da questo momento i dati in ingresso, sono indicizzati anche secondo questo criterio, ed il campo può essere interrogato direttamente dalla composizione della query di Log Analitycs

Lo strumento di reportistica a disposizione in Azure è sicuramente molto potente e può agevolmente sostituire costosi sistemi di archiviazione e gestione dei log la cui installazione finora è stata necessariamente on-prem.

 

Riferimenti:

https://azure.microsoft.com/it-it/services/log-analytics/

https://docs.microsoft.com/it-it/azure/log-analytics/log-analytics-overview

 

Gestione avanzata della Security tramite SDDL

Che cosa è SDDL

Un linguaggio destinato a permettere lo scambio di descrittori di sicurezza tra sistemi differenti (Windows) senza necessariamente avere un contesto identico tra i sistemi stessi.

SDDL permette quindi di strutturare una stringa testuale che può essere utilizzata da alcune funzioni al fine di definire un Security Descriptor, ossia una serie di informazioni di sicurezza che possono essere applicate ai vari oggetti di sistema.

Lettura del Log Eventi

In alcuni casi, ad esempio se si raccolgono centralmente gli eventi generati sui vari sistemi, può essere necessario consentire l’accesso ai registri sulle postazioni a determinati utenti o servizi, in questo caso è tramite il gruppo locale “Event Log Readers” è possibile fare si che un determinato account abbia accesso alla lettura dei vari registri.

Tuttavia può essere necessario permettere un accesso più granulare, l’appartenenza al gruppo consente l’accesso generalizzato a TUTTI i registri.

Per poter discriminare maggiormente chi può leggere e da quale registro è necessario utilizzare SDDL, (Structured Descriptor Definition Language)

Gestione della security tramite SDDL nei registri eventi

Ogni oggetto all’interno del sistema operativo deve sottostare a criteri di accesso definita dalle ACL, in questo senso non fanno eccezione i vari registri eventi per i quali come detto in precedenza il solo gruppo “Event Log Readers” può non essere sufficiente a “modellare” la security secondo le esigenze.

Vedremo più aventi come l’utility icacls è in grado di esportare ed impostare le varie ACL su file system a partire da stringhe in formato SDDL, l’utility analoga per il registro eventi è il tool wevtutil che permette una gestione completa del sistema di archiviazione eventi di Windows

Il comando wevtutil gl security ad esempio rileva le informazioni relative al log di sicurezza compresi i permessi di accesso al channel tramite il quale il registro è utilizzato sia in lettura che in scrittura.

Nell’esempio riportato sopra, vediamo un’impostazione di default su Windows 10 e possiamo notare che l’ultima parte della stringa SDDL riporta anche un SID che è quello del gruppo locale di “Event Log Readers” questo gruppo ed il suo Secure Identifier è documentato come Well-Known SID qui.

O:BAG:SYD:(A;;0xf0005;;;SY)(A;;0x5;;;BA)(A;;0x1;;;S-1-5-32-573)

Con la scrittura di una stringa SDDL possiamo estendere o modificare i permessi di accesso ai singoli registri eventi applicandola poi al sistema.

Ad esempio se volessimo permettere ad un determinato utente l’accesso solo al registro security, dovremo dapprima recuperarne il SID e con questo comporre la stringa da impostare

wevtutil sl security /ca:O:BAG:SYD:(A;;0xf0005;;;SY)(A;;0x5;;;BA)(A;;0x1;;;S-1-5-32-573)(A;;0x1;;;S-1-5-21-3744379440-2296965582-3114473425-1003)

il comando sopra imposta il contesto di sicurezza del channel relativo al registro di Security per l’utente il cui sid è stato rilevato tramite il comando whoami /all

vediamo ora come, tramite SDDL possiamo impostare le varie Access Control Entries (ACE) sugli oggetti, ogni parentesi è assimilabile ad un blocco che definisce un preciso accesso ad un utente/gruppo dichiarato con il proprio SID.

Con l’esempio precedente abbiamo permesso all’utente l’accesso in LETTURA al registro SECURITY

Analisi di una stringa SDDL


La struttura della stringa è composta di alcune parti Owner, Gruppo e DACL (Discretionary Access Control List)

Quest’ultima è poi strutturata e strutturabile in diverse parti, tutte racchiuse tra parentesi, che contengono i permessi veri e propri per le varie entità, ognuna di queste parti prende il nome di ACE (Access Control Entry)

O:BAG:SYD: – la prima parte dichiara che l’Owner (O) è BA ossia il Built-In Administrator Account

O:BAG:SYD: – la seconda parte dichiara che il gruppo (G) è SY, identificato come LOCAL SYSTEM.

O:BAG:SYD: – la terza parte identificata con (D) formalmente dichiara l’inizio della DACL.

Composizione di una DACL

L’insieme di tutte le ACE prendono il nome di DACL, di default le prime due ACE sono relative al Local System (SY) e Built-in-Administrator (BA) entrambe riportano il permesso di accesso (A) con Read e Write consentiti da 0x5 e 0xf0005.

Struttura di una ACE

Analizzando la ACE relativa al SID S-1-5-32-573, che è l’identificativo del gruppo Event Log Readers, vediamo che è strutturata con A;;0x1;;;<SID>

La prima lettera A indica (A)llow ed il secondo gruppo indica i tipi di permesso di accesso secondo la tabella riportata qui sotto, nel nostro caso esclusivamente il permesso di lettura.

0x1=Read
0x2=Write
0x3=Read/Write
0x4 = Delete

Il messaggio che si otterrà nel caso si tenti di cancellare il registro con il solo permesso di Read è il seguente

È consigliabile prestare attenzione al privilegio minimo per cui si intende consentire l’accesso al registro, se per ipotesi volessimo permettere la sola cancellazione degli eventi, senza consentirne la visualizzazione, il minimo permesso dovrebbe essere 0x4 ossia Delete, in questo caso lo snap in di visualizzazione riporterebbe il seguente errore.

Anche per la sola cancellazione è necessario attribuire il permesso di Read, che risulterà in una ACE di questo tipo

(A;;0x5;;;S-1-5-21-3744379440-2296965582-3114473425-1003)

Dove 0x5 è appunto l’accesso in read + delete

Utilizzo di SDDL per la gestione delle ACL su Filesystem

L’utilizzo delle stringhe SDDL può anche essere utilizzato per rilevare ed eventualmente impostare la security sugli oggetti di un Filesystem. Tramite l’utility icacls una ACL relativa ad un file o ad una determinata cartella può essere “esportata” o per meglio dire tradotta in una stringa SDDL

Vediamo come:

Qui sopra è visualizzata una ACL dichiarata su una cartella contenente un file

Con il comando Icacls, possiamo visualizzarne la security

Icacls c:\SddlAcl

Viene riportata in modo analogo alla visualizzazione precedente la M (modifica) presente nella ACL

A questo punto sempre con Icacls è possibile esportare la security dell’intera struttura, operazione che eseguita poi in restore consentirà di reimpostare i permessi sull’intero albero di cartelle

icacls c:\SddlAcl /save c:\Temp\NtfsAcl.txt /t /c

Questo comando esporta la security di un oggetto salvandola in un file /T esporta i permessi delle sottocartelle /C continua in caso di errori

Questo è il risultato dell’esportazione, ossia una stringa in formato SDDL che può essere quindi facilmente interpretata e manipolata, ad esempio per ripristinare la security.

Eseguendo il comando

icacls c:\ /restore c:\Temp\NtfsAcl.txt

verrà ripristinata la security sull’intera struttura di file e cartelle.

Riferimenti

https://blogs.technet.microsoft.com/askds/2008/04/18/the-security-descriptor-definition-language-of-love-part-1/

https://blogs.technet.microsoft.com/askds/2008/05/07/the-security-descriptor-definition-language-of-love-part-2/

https://support.microsoft.com/en-us/help/323076/how-to-set-event-log-security-locally-or-by-using-group-policy

Utilizzare Certutil.exe per la verifica delle Revocation List

Certutil è uno strumento di gestione e manipolazione di certificati digitali

È utilizzato per la gestione dello store di certificati, ma può anche fornire indicazioni relativamente ad un certificato salvato in un file.

Ad esempio se vogliamo avere indicazioni complete sul certificato attualmente utilizzato da Google dobbiamo dapprima recuperarlo, aprendo la pagina del motore di ricerca, e poi  salvarlo in un file localmente al PC.

Selezioniamo il Lucchetto nella barra (1) e successivamente facendo click su “Visualizza Certificati” (2)

iexplorer1

In questo modo compaiono le informazioni relative al certificato utilizzato dal browser, è sufficiente salvarlo su un file in formato “Binario Codificato DER X509  (.CER) ”.

iexplorer2

Posizionandosi prima sul TAB Dettagli

Ora possiamo verificare con Certutil.exe il certificato salvato

  • certutil -f –urlfetch -verify C:\Temp\google.cer >GoogleCertResult.txt

 

Anche tramite la videata grafica qui sopra, è possibile visualizzarne le informazioni, ma in questo modo è possibile salvarle in un file di testo, semplificandone la consultazione delle varie proprietà.

All’interno del file, possiamo individuare le modalità di verifica dell’eventuale revoca del certificato.

In questo caso evidenziamo le due modalità

  • CRL ( Certificate Revocation List)
  • OCSP (Online Certificate Status Protocol)

Rispetto alle CRL, OCSP è più performante trasmettendo ad ogni richiesta di verifica meno dati della CRL.

Si rimanda ai link riportati sotto per approfondimenti ulteriori.

revocation1

Utilizzando ancora certutil.exe è possibile effettuare una verifica sulla revoca (eventuale) del certificato salvato.

certutil1

Prima di effettuare la verifica è necessario tramite “Seleziona” recuperare il file di certificato salvato prima ed individuare il metodo di verifica coerente con l’URL scelto.

Questa procedura è utile anche in caso di diagnostica di CA Aziendali “private” ad esempio per individuare problemi dovuti alla non corretta dichiarazione dell’URL della revocation list a seguito di migrazioni che prevedono la modifica del nome host.

Riferimenti:

https://en.wikipedia.org/wiki/Online_Certificate_Status_Protocol

https://en.wikipedia.org/wiki/Certificate_revocation_list

https://en.wikipedia.org/wiki/X.509

Gestione degli utenti sincronizzati con Azure Active Directory Connect

Può succedere che a seguito di sincronizzazioni incomplete o di indisponibilità del dominio on-premise, piuttosto che per comportamenti anomali di un qualche componente coinvolto, rimangano all’interno della directory in Azure oggetti senza riferimento sull’AD principale.

Normalmente la gestione della Azure Active Directory avviene completamente dal dominio on-premise, gestendo gli utenti come si fa normalmente.

Le varie operazioni di Cancellazione ridenominazioni assegnazioni a gruppi etc. vengono fatte on-prem e replicate poi nel cloud, tuttavia se, come può accadere, rimangono oggetti in Azure AD senza una corrispondenza sul dominio locale è necessario operare con Powershell per la loro rimozione.

Anche perché sul portale non è possibile agire in rimozione per questa tipologia di utenti

azure-ad-sync-userportal

Per prima cosa è necessario impostare l’ambiente PS in modo che abbia i moduli e le cmd-let necessarie alla connessione e gestione di Azure AD.

Questa pagina https://technet.microsoft.com/library/jj151815.aspx riporta le indicazioni necessarie alla configurazione dell’ambiente PowerShell per la connessione verso Azure.

Una volta correttamente importati e configurati i moduli PowerShell con il comando:

$msolcred = get-credential

connect-msolservice -credential $msolcred

ci si connette con le credenziali di un utente “Amministratore Globale” alla Directory di cui si vuole effettuare la gestione, a questo punto per identificare gli utenti presenti sulla Directory è utilizzabile il  cmd-let

  • Get-MsolUser

azure-ad-sync-get-msoluser

Mentre per la cancellazione dell’utente rimasto “orfano” è possibile usare il cmd-let

azure-ad-sync-remove-msoluser

Relativamente agli oggetti cancellati è bene sapere che è possibile “recuperarli” in quanto vengono, posti in un “cestino” per un periodo di 30 giorni.

In questo caso il cmd-let da usare è

 

Altra possibilità è quella di verificare l’elenco degli utenti “eliminati” ed ancora in cestino per ottenere l’elenco degli utenti cancellati si utilizza il comando

  • Get-MsolUser -ReturnDeletedUser

 

È anche possibile ottenere informazioni dettagliate sull’utente rimosso come ad esempio la data di cancellazione ed altro

  • Get-MsolUser -ReturnDeletedUser -UserPrincipalName utente02@<dom>.onmicrosoft.com | fl

 

azure-ad-sync-get-msoluser-returndeleteduser

 

Riferimenti:

Azure Active Directory

https://docs.microsoft.com/it-it/azure/active-directory/active-directory-whatis

Azure Active Directory Connect

https://docs.microsoft.com/it-it/azure/active-directory/active-directory-aadconnect